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E questo è il motivo per cui preoccupa il suo accumulo nelle città. una sostanza fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali. Questo gas, inoltre, è ritenuto uno dei principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre. “Don’t be evil” era uno dei capisaldi dei codici di condotta aziendale di Google, un biglietto da visita che l’azienda mostrava a chiunque si avvicinasse al PageRank, al funzionamento di Gmail ed a molti dei miti su cui il gruppo stato costruito dalle mani di Larry Page e Sergey Brin. Ma oggi il famigerato “Don’t be evil” non c’ pi probabilmente questa simbolica scomparsa verr archiviata come un passaggio pressoch insignificante, poche parole di scarso significato che facevano semplicemente da incipit e presentazione ad una azienda che voleva presentarsi amichevole ed aperta al dialogo. Ma proprio in quanto simboliche, quelle parole valevano da piccola formula magica di introduzione ad un mondo ideale che nei colori di Google disegnava l’orizzonte di un Web che si presentava al mondo in tutte le sue potenzialit i primi anni 2000, roba lontana, tanto che oggi sbandierare un “don’t be evil” potrebbe in effetti non servire pi (se non apparire addirittura ingenuo e pretestuoso).

Definito da Giancarlo Scheri, direttore della fiction Mediaset, uno degli eventi della stagione televisiva, Occhio a quei due è pronto a divenire una serie; al Roma Fiction Fest rappresenta la seconda anteprima italiana per la quale proprio stasera, all’Auditorium Conciliazione, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti riceveranno il Premio speciale. Una produzione innovativa in cui un film italiano unisce due generi: il giallo dell’investigazione con la commedia all’italiana; un modello poco praticato in Italia, a differenza dell’America (si pensi ad Arma letale, piuttosto che Beverly Hills Cop). Di innovativo c’è il contenuto, ribadisce Scheri, che Mediaset ha voluto sperimentare “in sicurezza”, chiedendo a quelli che lui definisce “i due più grandi attori comici del momento in Mediaset” di interpretare questo film che diverrà serie tv quasi certamente, visto che è in corso di stesura.

Un padre ingombrante, un mostro sacro del giornalismo, corrispondente dal Vietnam e dalla Cina, che quando Folco era solo un’idea voleva chiamarlo Mao. E che prima di morire, spento da un tumore, proprio Folco ha voluto accanto a sé per raccontargli come la sua vita fosse cambiata, finalmente illuminata, e per raccogliere le sue memorie in un libro, “La fine è il mio inizio”, che oggi è anche un film in sala dal 1 aprile. A presentarlo a Roma ci sono gli interpreti, Bruno Ganz, Elio Germano e Andrea Osvart, il regista Jo Baier e tutta la famiglia di Tiziano Terzani: la figlia Saskia, biondissima e mite, la moglie Angela, e Folco.

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