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Ma il numero nudo e crudo va contestualizzato: solo il 20 per cento delle petizioni raggiunge questa quota di firme, mentre il 37,8 non arriva neanche a mille sottoscrizioni. Guardando nello specifico i dati delle singole campagne vincenti, si scopre che ce ne sono alcune in cui i firmatari sono meno di dieci, fino al paradosso della petizione per chiedere la rimozione dei posteggi auto dal Vittoriale. Firme raccolte: quattro.

Alla fine del 1965, prendendo due novelle di Guy de Maupassant, ritorna al cinema con Il maschio e la femmina (1966) con Brigitte Bardot, vincendo l’Interfilm Award e lo Youth Film Award al Festival di Berlino. Purtroppo, finisce il matrimonio con Anna Karina e questo spingerà Godard ancora di più verso il lavoro.Altri film degli Anni SessantaSono giustamente da ricordare anche: La donna è donna (1961) con Belmondo e Jeanne Moreau che fu il primo film a colori di Godard, nonché vincitore di un Orso d’Argento; Le petit soldat (1963) completato nel 1960, ma censurato fino al 1963; la mitica commedia malinconica Bande à part (1964, tratto dal romanzo “Fool’s Gold” di Dolores Hitchens) che colpì la fantasia di molti registi (Bernardo Bertolucci e Quentin Tarantino); La cinese (1967) vincitore del Premio Speciale della Giuria a Venezia.I film degli Anni Settanta e l’incidente in motoIntorno al 1968, Godard si avvicina al Groupe Dziga Vertov, un gruppuscolo maoista che gli darà nuovi stimoli lavorativi, ma per differenze di opinioni, dovrà fare a meno del suo fidato operatore Raoul Coutard. Si risposa con l’attrice e futura scrittrice Anne Wiazemsky, figlia di Franois Mauriac, che lui farà recitare ne La gaia scienza (1969) e Il vento dell’est (1970).

Shrek e la principessa Fiona sono tornati dal viaggio di nozze e tutto potrebbe andare bene se non si dovesse andare nel Paese Lontano Lontano a trovare i genitori di lei che certamente non si aspettano una figlia tanto trasformata. A questo va aggiunto un principe azzurro irritato per essere stato superato. Di solito i sequel tradiscono la stanchezza ideativa.

Nel 1993 un regista che si era fatto un nome nel mondo della musica dirigendo (soprattutto) alcuni videoclip per Janet Jackson approda sul grande schermo con Kalifornia, un on the road attraverso l’America amara con tanto di serial killer. Sedici anni e due film (Fuori in 60 secondi, Codice: Swordfish) più tardi Dominic Sena torna al cinema con Whiteout, thriller “glaciale” basato sull’omonima striscia di Greg Rucka e Steve Lieber che vede come protagonista in action Kate Beckinsale nei panni di Carrie Stetko. Al contrario di Sin City, Whiteout non si rifà allo stile grafico del fumetto, ma grazie al paesaggio innevato ed ostico delle location canadesi (che riproducono sullo schermo il deserto di ghiaccio dell’Antartide) ne conserva lo spirito.

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