Occhiali Ray Ban Uomo 2016

Ci fu un tempo in cui la vita di Lance Henriksen era un orrore, nel vero senso della parola! Mentre ci fu anche un tempo in cui infestazioni, epidemie e invasioni spaziali resero la vita di Lance Henriksen una fiaba a lieto fine! Ma chi è quest’uomo? Solo il più noto caratterista di pellicole horror e thriller che ci sia in circolazione a Hollywood! Diventato celebre intorno agli Anni Ottanta, quando si parlava di mutazioni e si poneva al centro della trama di molti film la paura e la degenerazione, sembra difficile immaginare che la sua vita, prima del mestiere di attore, fosse la vita di un vagabondo! Una storia che parte da molto lontano, la sua, ma che arriva ai nostri giorni, ritrovando un terreno fertile nella riscoperta del pulp, delle possibilità degli effetti speciali e dell’angoscia nei confronti del futuro. Ed è proprio cavalcando il terrore che Lance Henriksen incombe sullo spettatore, come minaccia o come salvezza, ma comunque e sempre come oggetto di fascinazione cinematografica. Diventa un detective che se la deve vedere contro le insidie mortali di un cyborg dalle fattezze di Schwarzenegger (Terminator, un ruolo che doveva essere suo, lo ricordiamo), ma poi si reinventa l’ennesimo liberatore dei tre cenobiti di un film della saga di Hellraiser, che (ovviamente) lo fanno a pezzi senza pensarci due volte.

Rispetto a lenti da sole comuni di tipo polarizzato si nota che le fotocromatiche non impediscono di vedere i display a cristalli liquidi per esempio quelli delle colonnine del carburante e questa è una bella comodità. Il bilancio della nostra prova su strada è quindi alla fine pienamente positivo perché i vantaggi superano nettamente le poche controindicazioni. La comodità di non doversi portare sempre in tasca un secondo paio di occhiali e il conseguente metti e togli è un vantaggio che compensa il maggiore costo iniziale e quei pochi minuti con occhiali scuri in interno quando non ce ne sarebbe bisogno..

Riconosciuta per il suo viso austero e altezzoso, è stata condannata, suo malgrado, a una carriera in gran parte edificata su ruoli abietti e indisponenti che, nonostante tutto, ha saputo disegnare magistralmente. Non si vergogna affatto ad accettare ruoli televisivi che, intanto, le hanno fruttato Emmy e Golden Globe. Plurinominata agli Oscar, odia la propria celebrità perché è la morte.

Se, nella prima pellicola, Stallone quasi plasmava un super corpo collettivo, formato dai divi che in epoche diverse hanno trasformato il cinema d’azione in pura performance fisica e, nel peggiore dei casi, in propaganda politica, oggi sviluppa una storia autonoma ben al di là del sapore della rimpatriata. Nella sua disarmante prevedibilità, la sceneggiatura scritta dal divo italoamericano accumula sequenze esplosive soprattutto il primo quarto d’ora momenti introspettivi, corpo a corpo condotti con le specialità di ognuno e un’ironia, purtroppo, non sempre in grado di amalgamarsi. Sia sufficiente pensare all’incontro con Chuck Norris, nel pieno della parodia, o alle battute di Arnold Schwarzenegger per capire che sotto alla storia principale ne scorre un’altra che riguarda le carriere di ognuno: dopotutto, la possibilità di eludere la fine del proprio mito a colpi di botox oppure mischiandosi con i colleghi più giovani, qui, appare meno patetica di quanto si possa immaginare..

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