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Le sopracciglia nere e folte, lo sguardo penetrante e un viso delicato, ma scarno, dagli zigomi alti, che osserva e squadra una quindicenne spagnola in silenzio. Immobile, cupo e vagamente minaccioso, questo è stato uno dei più graffianti ritratti di Primo Reggiani all’interno del grande schermo. Un film erotico, quello tratto dal romanzo di Melissa P.

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Perché tutto finisce con il ridursi all’uso ‘orrorifico’ del 3D per le scene più efferate. I campi e i controcampi si ripetono con monotonia in quasi tutta la prima parte ma potrebbero anche essere giustificati se poi ci si trovasse di fronte anche a un clone di film dalla potenza visiva di alcuni modelli del genere. In una scenografia in cui non mancano i ganci pendenti dal soffitto, la regia (e soprattutto lo sceneggiatore Daniel Pardo alla sua prima prova) sembrano essersi appesi solo al gancio del 3D.

Con relative polemiche e infiniti editoriali a “giustificare”. Philip Roth ha spesso sfiorato quel riconoscimento, presente nelle virtuali nomination dell’Accademia di Stoccolma. Ma non lo ha mai toccato. Ad esempio il provino con tema parigino di Emma Stone (il momento strappalacrime con la forza) e la storia della band pop che si dilunga un po’ troppo, al solo fine di tirare dentro il film la star John Legend che fa il suo (e porta i soldi degli sponsor). Piace, non piace, De gustibus. Ma tutto questo si può dire apertamente nel tempo delle bacheche di vetro sui social? Certamente.

Etacs (quello era il suo nome) disponeva il display con i caratteristiche led rossi, sprovvisto quindi di un vero LCD classico retroilluminato. L design e la leggerezza rappresentarono un motivo di stupore ed euforia per tanti di noi mitigata dall e proibitivo prezzo che si aggirava sui 2 milioni di lire. ( 4mar18 ).

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