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Compare anche in film d’essai come Il terrorista (1963) di Gianfranco De Bosio con Gian Maria Volontè o Il gatto (1977) al fianco di Ugo Tognazzi e Mariangela Melato, commedia velata di humor nero che ruota attorno alla morte di un felino, pretesto per dare il via ad uno spionaggio ferrato alla ricerca dell’assassino. Non disdegna anche ruoli scomodi che ampliano la sua già folta schiera di personaggi: è in L’occhio selvaggio (1964) di Paolo Cavara, dove incarna la parte di un documentarista alla ricerca di scoop sensazionalistici, immorale al punto da inventarli quando non esistono nella realtà, ne Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani (con la quale lavorerà anche in Al di là del bene e del male e nel commovente Interno berlinese) o ancora ne La svergognata (1974) di Giuliano Biagetti, in cui Leroy è uno scrittore in crisi riportato alle bellezze dell’esistenza grazie alla vitalità di Barbara Bouchet.Apprezzato molto in Italia e inizialmente snobbato dalla Francia, acquista una certa notorietà anche nella sua terra d’origine grazie al regista Jean Luc Godard con il film Una donna sposata (1964), in uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera. Altri titoli francesi da ricordare sono senz’altro Un uomo, una donna: 20 anni dopo (1986) di Claude Lelouch e il thriller Nikita (1990) di Luc Besson.Dagli anni Novanta in poi cambia di nuovo rotta e affronta con bravura gli sceneggiati televisivi che già aveva toccato in La vita di Leonardo da Vinci di Renato Castellani nel 1972 e cinque anni dopo nella saga di Sandokan di Sergio Sollima.

Sulle spiagge di Emerald Bay, in Florida, la sicurezza è assicurata da una squadra di aitanti bagnini capitanati dal tenente Mitch Buchannon, che non si limita però a tutelare i bagnanti e decide di indagare su un pericoloso giro di droga. Pur senza alcuna giurisdizione né ruolo legale, non si tirerà indietro nemmeno quando verranno a galla i primi cadaveri. Nel mentre Mitch deve gestire anche due difficili ingressi nel team: quello di Matt Brody, un campione olimpico caduto in disgrazia e che non sa davvero lavorare in gruppo, e quello dell’imbranato Ronnie, tutt’altro che aitante e nemmeno molto coraggioso, ma dotato di buon cuore oltre che di notevoli abilità informatiche.

“Nei fumetti ci sono due tipi di supereroi, quello più comune è colui che per qualche motivo si ritrova ad avere dei poteri magici. Per quanto mi riguarda il mito più bello è quando la persona fa un percorso di maturazione e decide di diventare un eroe. Iron Man non ha super poteri.

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